Questo elemento ha importanti applicazioni nell’industria chimica.
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Se puzza di uova marce, potrebbe essere solo colpa dello Zolfo.
Questo elemento giallo brillante è abbondante in natura e
veniva usato per una varietà di scopi nei tempi antichi.
Lo zolfo, elemento non metallico, è il decimo elemento
più abbondante nell’universo e costituisce quasi il 3
percento della massa terrestre. Si tratta di una quantità di
materiale sufficiente a creare due lune aggiuntive. Oggi,
l’uso più comune è nella produzione di acido solforico,
che a sua volta viene usato per produrre fertilizzanti, batterie
e detergenti. Inoltre è usato per raffinare petrolio e nella lavorazione dei minerali.
Lo zolfo puro non ha odore. La puzza associata all’elemento proviene da molti dei suoi
composti. Ad esempio, i composti di zolfo chiamati mercaptani danno alle puzzole il
loro odore difensivo. Le uova marce e le bombe puzzolenti ottengono il loro aroma
caratteristico a causa dell’idrogeno solforato. Lo zolfo si presenta frequentemente in
composti in natura, di solito come un puzzolente minerale giallo associato a sorgenti
termali e vulcani, forse spiegando perché gli autori della Bibbia lo associarono a incendi
infernali e ira.
L’elemento stesso non fu isolato fino al 1809, quando i chimici francesi Louis-
Josef Gay-Lussac e Louis-Jacques Thénard crearono un campione puro.
Quando viene bruciato, lo zolfo produce una fiamma blu e gas di anidride
solforosa – un inquinante comune. L’anidride solforosa, SO ₂, nell’atmosfera
proviene principalmente da centrali elettriche a combustibili fossili ed è una delle
cause primarie della pioggia acida. Infatti SO ₂ si combina con l’acqua, H ₂O, per
formare acido solforoso H₂SO₃. Il gas è anche irritante per i polmoni.
Lo zolfo (come anidride solforosa) è stato usato per conservare il vino per millenni, e
rimane oggi un ingrediente nel vino. È quello che trovate nell’etichetta quando leggete
“contiene solfiti”. I solfiti, tra l’altro, sono uno dei 14 allergeni per cui è prevista la
menzione speciale nell’etichettatura dei prodotti alimentari.
Non è chiaro da dove venga il nome “zolfo”. Potrebbe essere derivato da “sufra”
o “giallo” in arabo. O potrebbe essere dal sanscrito “shulbari”, che significa
“nemico del rame”. La seconda possibilità è interessante, perché lo zolfo reagisce
fortemente con il rame. Gli antichi conoscevano questa proprietà dello zolfo e la
chiamavano così di conseguenza?
Circa il 90 percento di questo zolfo elementare viene usato per produrre acido
solforico. Con quasi 100 milioni di tonnellate di rifiuti di zolfo prodotti ogni anno,
il 10 percento che non viene utilizzato nella produzione di acido solforico fa sì che
ci siano 10 milioni di tonnellate all’anno di materiali non trattati.
Cosa fare con questo pasticcio giallo? Un gruppo di ricerca all’Università
cell’Arizona, ha trovato il modo di trasformare lo zolfo residuo in plastica,
attraverso la polimerizzazione dello zolfo elementare, che a sua volta può essere
utilizzato in dispositivi di imaging termico e batterie al litio-zolfo. Il processo di
polimerizzazione, condotto a 160°C, è conosciuto in realtà da circa un secolo, ma
il polimero come si forma, altrettanto velocemente si decompone. Questo gruppo
di ricerca ha trovato una sostanza stabilizzatrice, lo 1,3-diisopropilbenzene.
